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I siti più popolari del mondo e il posizionamento : Digg.com sorpassa Wikipedia

posizionamento digg

Secondo la classifica pubblicata da autorevoli siti web tra cui, per esempio, quello del Daily Telegraph, uno dei più prestigiosi quotidiani inglesi (telegraph).co.uk/technology/6554835/The-101-most-useful-websites -2008.html, il padre di tutti i digg-like, Digg.com, precederebbe Wikipédia in popolarità. Basta cercare su Google “world most popular websites”, i siti più popolari del mondo, per rendersi conto che il modello dei digg-like è lontano dall’essere in crisi. Per sapere quale importanza questo ha per il posizionamento, basta andare a vedere il Page Rank delle pagine di Digg.com, anche se ci sono i “nofollows” che l’attenuano enormemente.

Leggo spesso che i social networks avrebbero reso obsoleti o quasi inutili i digg-like. Si tratta, in realtà, di due strumenti dalle caratteristiche e soprattutto dai fini diversi. Del resto, se Digg.com affigge il bottone di Facebook accanto al suo logo su tutte le sue pagine, questo è perché non lo considera come un concorrente ma piuttosto come un sito complementare.

Non dimentichiamo neanche che i digg-like giocano un ruolo prezioso, per la democratizzazione della notizia. In effetti, malgrado le distorsioni sempre possibili, e comprensibili, sono essenzialmente gli internauti che decidono dell’utilità di promuovere tale o tale altro articolo. Va da sé che l’opinione degli internauti, come quella di qualsiasi altra categoria di persone, non è mai completamente indipendente, trasparente o affidabile. Mi sembra tuttavia, più autonoma ed imparziale di quella che fluisce sulla stampa o su Internet grazie alla pressione di certi centri di interesse o lobbies. Basta acquistare in quantità importante della pubblicità su un media, per potere influenzare direttamente o indirettamente, in modo più o meno determinante, i contenuti. Assumete i miei servizi e vedrete, ahimè. Nelle nostre democrazie sempre più influenzate dai media, i digg-like portano un importante contributo all’indispensabile pluralismo ed indipendenza dell’informazione.

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