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La novità, è Google Buzz (vedere google.com/buzz), per ora unicamente in inglese. Ci si connette al proprio conto GMAIL, ed ecco ciò che Google ci offre:

1. Andate al di là dei messaggi: condividete links aggiornati, foto, video, e più. Iniziate delle conversazioni sull’argomento che vi interessa, seguite automaticamente le persone con cui scambiate dei mail o chattate su Gmail.
2. Condividete pubblicamente o in modo privato, col pianeta o esclusivamente coi vostri amici intimi
3. Integrazione della ricezione messaggi : i commenti sono mandati direttamente nella vostra ricezione, così è facile intrattenere la conversazione.
4. Foto facile: vedete delle vignette con ogni messaggio, sfogliate delle foto a pieno schermo dei siti popolari
5. (Questo è molto importante) Connettete i siti che utilizzavate già: Twitter, Picasa, Flickr, Google Reader
6. Mantenete i collegamenti aggiornati in tempo reale: i nuovi messaggi e commenti appaiono istantaneamente.
Mi sembra evidente che l’insieme di questi strumenti, anche se riusciranno ad avere un certo successo, potranno influenzare solamente marginalmente il posizionamento nei motori di ricerca. Quest’ultimo rimarrà sempre, lo spero, tributario della qualità del contenuto. Del resto, se i risultati di Google diventassero troppo dipendenti dalla popolarità di un sito sulle reti sociali, la loro pertinenza e qualità ne sarebbero compromesse. Per esempio, un uomo o una donna molto affascinante possono attirare molti contatti sulla pagina Facebook della loro impresa, anche se il sito del loro e-commerce è di qualità mediocre. Credo che Google non cadrà nella trappola di sconvolgere i suoi efficacissimi criteri di ricerca per seguire la nuova moda.

 posizionamento e social networks
Per il momento, ciò vale solamente per l’inglese, ma si può parlare di una vera rivoluzione. Il principio è il seguente: Google ritiene che si sia interessati, quando si fa una ricerca, a conoscere le preferenze dei membri dei nostri social networks. Se cerco un ristorante di New York, sarei interessato dalle preferenze dei miei amici o colleghi. Supponiamo che Google, attraverso il profilo pubblico del mio conto Google, sappia, per esempio via Twitter, che qualcuno con cui ho dei link ha menzionato il sito del ristorante “Pippo” nel suo blog o in un tweet. Ebbene, quando ricerco “ristoranti New York”, trovo Pippo in testa ai ristoranti elencati come risultato della mia ricerca. E questo anche se il mio amico ha citato Pippo per raccontare che ha vomitato dopo avere mangiato al ristorante! Ecco l’url Google per vedere i propri link sociali: http://www.google.com/s2/search/social. Come potete vedere nell’immagine, il mio profilo Google non vede niente, perché preferisco la discrezione.
La posta in gioco: come cambierà la ricerca e di conseguenza, il posizionamento ? Ecco le conclusioni della mia riflessione:
1. C’è sempre un interesse dell’internauta a scoprire i siti che sono più popolari secondo i protagonisti del Web. Google è quello che soddisfa meglio questo interesse, dunque non va a rivoluzionare drasticamente le funzioni di ricerca (gli algoritmi sui quali ha costruito la sua popolarità e la sua fortuna). In effetti, più i risultati di ricerca sono soddisfacenti, più avrà utenti, e più potrà vendere dell’Adwords.
2. Tuttavia, per la stessa ragione, Google mostrerà sempre più risultati che vengono dai social networks, man mano che questi si sviluppano ed aumentano la loro popolarità presso gli internauti.
3. I social networks e dunque la “ricerca sociale” acquisteranno un’importanza crescente per il posizionamento .
Pensate che Google potrebbe, in futuro, basare quasi totalmente i suoi risultati di ricerca sui social networks di ogni internauta, “obbligando” all’AdWords i siti che non ricevono links dalle reti sociali? Mi piacerebbe conoscere il vostro parere. Grazie.

Ecco la sintesi di tutto ciò che so sulle parole più importanti per il posizionamento del vostro sito web: quelle del meta tag <title>
1) la lunghezza del <title> non deve superare i 60 caratteri. La ragione è molto semplice: Google non riproduce in nessun modo ogni carattere che supera questo numero, dunque non prende in conto le parole al di là del sessantesimo carattere. Sebbene non ci sia penalità, perché scrivere per niente? Di più, non è né bello né rassicurante per gli internauti vedere il titolo sulla pagina dei risultati di Google, interrotto dai punti di sospensione.
2) la successione delle parole conta, eccome. Dunque bisogna mettere le parole più importanti all’inizio del <title >.
3) le parole del <title> dovrebbero essere riprese nel testo della pagina, per un’esigenza di coerenza contestuale presa in conto da Google.
4) ogni pagina dovrebbe avere il suo proprio <title>, differenti di tutti gli altri, che riflette il suo contenuto.
5) i quattro punti summenzionati vanno conciliati con l’esigenza di scrivere un <title> accattivante e pertinente coi risultati di ricerca, perché conquistare le prime posizioni è solamente un mezzo per ottenere un aumento di traffico. Quest’ultimo rimane l’unico scopo dell’ottimizzazione.
6) sappiate che, quando cambiate il quando cambiate il <title>, Google impiega alcuni giorni a mostrare il nuovo <title> tra i risultati di ricerca; peggio, fa perdere spesso alcune posizioni al vostro sito, durante una settimana circa, e in seguito recupera.

Recentemente, Matt Cutts ha fatto scalpore, annunciando che il re dei motori di ricerca non avrebbe più tenuto conto dello stesso modo del codice rel =”nofollow.” Ora, questo codice permetteva di indirizzare, addirittura di canalizzare il PageRank, cioè l’energia che spinge i siti in alto nelle classifiche dei motori di ricerca, attraverso i link scelti, apponendovi il “nofollow”.
Adesso, il link col rel = “nofollow” diventa una specie buco, perché non passa sempre nessun PageRank alla sua pagina di destinazione; ma questo PageRank non è “conservato” dalla pagina su ci si trova il link con il “nofollow”, è semplicemente perso. Questo significa, concretamente che Google non ha più bisogno che gli si indichi quali pagine del nostro sito sono più atte ad essere ben classificate per le parole chiavi volute: sa districarsi solo. La conseguenza: prima, i siti che beneficiavano del sapiente intervento di qualcuno che conosceva il nofollow, erano avvantaggiati, a scapito della qualità dei risultati della ricerca. Ecco perché l’accorgimento di Google è comprensibile e giustificabile: mira a migliorare la qualità dei risultati di ricerca.

La provenienza del back-link (il link che punta verso il ns. sito), il suo page rank, il suo testo (anchor-text), il suo contesto, la sua posizione: i motori di ricerca affinano i loro criteri per conferire del peso ai vostri back-links. L’unione fa la forza, dicevano i Romani. È naturale che i legami tra gli esseri umani, e tra i siti che li rappresentano, siano il criterio più importante ritenuto dai motori di ricerca per attribuire efficacia al posizionamento di un sito internet. Ma, come il valore di un legame di amicizia che dipende dalla sua profondità e delle qualità dell’amico, quella dei links ipertestuali che puntano verso il nostro sito può variare enormemente.
Mettiamoci al posto dei MDR: hanno il dovere di fornire i risultati i più pertinenti e soddisfacenti per i loro utenti. Ora, è naturale che attribuiscono minore importanza, per esempio, ai links che vengono di pagine zeppe di altri links, con un page rank molto debole, le “fattorie di links”.
Veniamo all’importanza dei criteri, in ordine decrescente, per determinare il “potere” di un link che punta verso il nostro sito :
1. il page rank della pagina dove è posto.
2. la sua unicità: se è il solo link uscente da una data pagina, avrà più di peso che se ce ne sono di altri, anche se non è matematico: la presenza di un altro link uscente toglie meno del 50% del suo potere. Ciò dipende da altri fattori, per esempio la pertinenza degli altri links uscenti: sono meno penalizzati i links che “escono” da una pagina scientifica verso altri siti scientifici, che i links uscenti che hanno un carattere apertamente pubblicitario. Dunque, il numero e la pertinenza degli altri links che escono della stessa pagina possono compromettere il potere del nostro.
3. il suo anchor text, la formula del link. Dovrebbe contenere le parole chiavi mirate dal sito destinatario dello stesso link. Se voglio che il mio sito salga sulla parola chiave “posizionamento”, niente di meglio che avere dei links che puntano a lui con “posizionamento” come anchor text. Se tutti i miei amici si riferiscono a me come “divertente”, la gente finirà per considerarmi divertente, no?
4. Il suo contesto: l’ideale, è un link inserito in un contesto testuale pertinente, con le parole chiavi pertinenti.
5. La sua posizione: l’ideale, è tra le prime 100 parole del corpo del testo. Il peggio, è in caratteri minuscoli, in fondo alla pagina. Home page o altro, ciò che conta è il Page rank della pagina dove il link è posto.
6. La reciprocità, cioè lo scambio di links tra due siti, riduce il loro potere. Tutto dipende dal carattere di questa reciprocità. Se c’è un link reciproco tra un sito di ricerca spaziale ed uno di incontri, un anchor text “incontri cosmici” potrebbe attenuare i “sospetti” dei motori di ricerca.

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